Spesso mi è stato chiesto, da padri filosofi e amiche/i: ma c’è un limite all’amore? O "voi non monogami" siete proiettati verso l'infinito... e oltre?

Ironici, eh? :P
Ma facendo finta di non cogliere, la mia risposta era sempre un secco e orgoglioso “no”. Perché ho sempre pensato che l’amore moltiplica, aggiunge, non sottrae; che nella mente umana lo spazio per il ricordo, per l’affetto e il senso di cura è praticamente infinito; e anche che l’amore - come l’empatia e molte altre abilità sociali - si può espandere con la pratica e la proliferazione di persone e occasioni con cui sperimentarlo.
Quindi no, l’amore non ha limiti, né confini entro cui espandere. È universale, ci rende umani, ma allo stesso tempo può anche farci essere qualcosa di più che semplici esseri umani. L’amore è assoluto.

Tutto ciò lo pensavo prima di conoscere il termine poliamore, e prima di avere suddette relazioni con altri partner. Certo, convivevo in una triade da anni e anni. Ma che c’entra? Una relazione vissuta nell’inconsapevolezza di ciò che effettivamente essa è, ha una leggerezza e un sapore da fiaba, che si alimenta solo del sentimento, fuori da ogni schema e regola. Romantico e bellissimo, certo. Ma dietro ogni fiaba c’è un mondo di significati, che rischiano di rimanere in superficie se non vengono affrontati con coscienza. E così è stato per me, riguardo l’amore.

Mi sono accorta - innamorandomi di altre persone poliamorose, con la consapevolezza di essere dentro questa modalità relazionale - che l’amore è ciò che sottostà alla relazione: è la sostanza, l’essenza stessa di un rapporto, ma non è “il rapporto”; ma è proprio la relazione in sé a essere oggetto di dibattito e negoziati, di solito. Non l’amore.
Quindi mi sono formata quest’idea: quando la gente chiede se l’amore ha un limite, non vuole capire se il nostro cuore contiene tutt*, i/le nostr* partner; ma se la nostra organizzazione mentale ci riesce.

Ed ecco che la mia prospettiva è cambiata. C’è un limite alle relazioni? Per me sì.
La mia amica J mi ha brutalmente risposto che il limite c’è eccome, ed è anche facile da tenere a mente: 10 partner :P
Ma battute a parte (e ora J mi sgriderà che la sua era tutto tranne che una battuta), ultimamente mi chiedo quale sia il mio.
Non ho mai avuto un numero esorbitante di rapporti in contemporanea; sarà che “caccio” poco e sono molto pippona in fatto di scelta dei partner: quando ne trovavo già 2 interessanti mi sembrava arrivata la pasqua!
Però l’ho sperimentato sulla mia pelle in senso opposto.

A volte sono stata la relazione “di troppo”, a volte sono stata “quella con cui non c’era tempo per andare molto a fondo”.
D’altronde ci sono anche poliamoros* che accumulano relazioni su relazioni, mantenendosi in felici e giocosi rapporti che sfiorano il pelo dell’acqua. E va bene anche così.
Io scherzosamente dico che il mio unico orientamento relazionale è quello di essere “pesante” e andare a fondo. Non posso infatti dire che sia una scelta, quella di volere relazioni molto intense e profonde. Mi viene da costruirle così.
E quando mi sono resa conto che sì, l’amore è infinito ma il tempo no, il mio animo romantico ha subito un contraccolpo.

Cosa? Esistono persone al mondo che devono “segare” delle relazioni perché non hanno più spazio? Devono limitare la conoscenza, o i progetti con alcuni partner, solo per meri problemi di tempo/soldi/stanchezza???
Ebbene sì. Se nei nostri cuori l’amore contiene tutti e tutto, Trenitalia di certo no! E i/le pover* amanti poliamoros* si vedono costrett* a pensare anche alla geografia, quando incontrano nuove persone interessanti.
Questioni logistiche come: dove vivi, se hai o non hai uno spazio per ospitare, o quanti giorni a settimana liberi ti ritrovi, diventano aspetti da valutare attentamente, prima di innamorarsi follemente della nuova persona di turno. Se no può succedere che si debba riorganizzare le risorse.
Com’è che si dice? Riduzione del personale. O alleggerimento dell’incarico.
Ed ecco che magari una vecchia partner (o la nuova) viene messa da parte. Perché ad un certo punto non ce la si fa, non si possono dedicare 10 ore al giorno a ciascun* partner, e alla fine qualcosa nell’impalcatura crolla.

Quello per me è il limite. Quando non ci si riesce più a prendere cura di ciò che già c’è; quando si devono “limare” i progetti con le persone; quando non tutt* sono liber* di crescere, di dare e avere stimoli, di far evolvere il rapporto fin dove si vuole.
Se mancano queste condizioni, io non sto bene. Perché per me le relazioni sono solo l’impalcatura entro cui l’amore si concretizza e si fa quotidiano, e l’amore è tante cose: gioia, libertà, leggerezza, pesantezza, impegno, gioco, discussioni, confronti, evoluzione… soprattutto evoluzione. Mia, tua, dell’altr*, degli altri, nostra, del mondo. E se davanti a qualcosa di così grande, infinito e imprevedibile si erge il muro dell’impossibilità organizzativa, della mancanza di tempo, o della superficialità, io personalmente dico no.

Voglio l’amore, nel suo senso più puro e indefinibile, con tutte le infinite possibilità che apre. E se una relazione non ha la capacità di contenere quest’infinito… forse c’è qualcosa di troppo.

O di troppo poco.
 


Comments

chiara
16/12/2013 04:18

cara Elisa è sempre bello leggerti...a proposito di tempo, spesso mi manca il tempo fisico per stare dietro al fiume di parole dei frequentatori dei gruppi poly...ma con te è diverso. per te trovo quasi sempre uno spazio.
La tua riflessione sul tempo è l'argomento principe della diatriba che si snoda, a volte urlante a volte mestamente silente, nella mia triade formata da io ed il mio s-marito che viviamo con i figli sotto lo stesso tetto, ma non dormiamo nello stesso letto, e Andrea, uomo semi-separato, che abita da solo dall'altra parte di Milano (tempo medio di percorrenza a seconda del traffico 40 minuti) e che frequento da 8 mesi.
Gestire il mio tempo con loro (oltre al mio lavoro, ai miei figli adolescenti, alle mie passioni ed alla mamma in casa di cura) è spesso l'impresa più delicata e complessa della settimana.
la difficoltà è questa:
- distribuire le energie restando vicina ai miei bisogni ed alle mie necessità
- far capire che poliamore non significa "sezionarsi" in percentuali che si avvicinino il più possibile all'equo 50%...altrimenti "NON è GIUSTO!"
- discernere lucidamente quanto sentirsi desiderata soddisfa solo l'ego o nutre davvero l'anima...
...
DICI POCO????

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