Spesso mi è stato chiesto, da padri filosofi e amiche/i: ma c’è un limite all’amore? O "voi non monogami" siete proiettati verso l'infinito... e oltre?

Ironici, eh? :P

 
 
Immagine
Senza titolo, 1987, di Keith Haring
È da un po’ che ci penso, e devo dire che non è facile capire cosa faccia parte della nostra identità, e cosa no. 
Sono arrivata alla personalissima conclusione che è tutto molto relativo.
Bella scoperta, eh? :D Ma non è così scontato!

 
 
Questa convinzione io credo ce l’abbiano inculcata in tutti i modi possibili.
Quante opere struggenti ho letto, che finiscono con lui&lei che si pugnalano-avvelenano-sparano a vicenda per rendere eterno il loro amore. Come se il sacrificio fosse un atto di purificazione degli intenti; come se voler vivere – e per di più vivere felici – fosse già in partenza un’intenzione abbietta e immorale, da purificare appunto con la sofferenza, il lavoro, lo sforzo.
Insomma, se io per te sono stata una musa, un’ispirazione, una persona che ti ha spinto a fare cose migliori e più alte, non puoi smettere di amarmi mai. Neppure quando tutti questi slanci positivi si trasformano in una grigia apatia e non abbiamo più nulla da dirci e da darci.
Amore eterno… se no non era amore. Amore che va oltre i problemi e i nuovi bisogni… se no non era amore. Amore che ti porta a mettere l’altr* davanti a te stess*… se no non era amore.

 
 
Mio padre mi ha fatto un discorso illuminante, qualche tempo fa.
Tutto il gruppo poly era miracolosamente radunato a Bologna, e con la scusa di riunioni redazionali e scemenze varie ne abbiamo approfittato per celebrare il vero scopo del ritrovo: mangiare e bere con amici e amiche che di solito sono a Roma, Milano, Napoli o in vari angoli della Penisola. Mio padre, saputa della nostra cena, mi ha chiesto in quanti fossimo. Io, un po' sorpresa, gli ho risposto 21 persone. E lui:
-Ah, 21? Solo 7 coppie?


 
 
Se c'è una cosa che mi ha sempre affascinata, è la differenza tra sesso e genere.
Il sesso riguarda le differenze biologiche ed anatomiche tra maschio e femmina, il corredo cromosomico, la forma dell’apparato sessuale. Il genere invece è un processo di costruzione sociale e culturale, ed indica la rappresentazione, la definizione e l’incentivazione di quei comportamenti che danno vita allo status di uomo/donna. Il genere dunque è appreso, e comporta una serie di scelte. Alcune di queste scelte ci sembrano semplici e libere: le donne decidono quasi quotidianamente se indossare gonna o pantaloni, ad esempio. Altre decisioni neppure le prendiamo in considerazione, tanto diamo per scontato certe “regole”: anche se la legge non lo vieta, nessun uomo italiano si chiede “gonna o pantaloni oggi?”.
Riassumendo: io sono una donna, esattamente come quasi altri 4 miliardi di persone al mondo. Ma come scelgo di esprimere il mio essere donna è qualcosa di unico; un insieme dei miei bisogni, aspettative, rappresentazioni e ideali della femminilità, che mi sono costruita sulla base del mio carattere, della mia storia, della mia società, e delle persone con cui mi sono relazionata.
Perché questa premessa? Perché mi piace pensare che per le relazioni affettive sia lo stesso.


 

A poly education