Non avevo mai pensato consciamente a quale fosse il metodo decisionale di casa.
Negli anni io e i miei compagni abbiamo affinato una tecnica tutta nostra per arrivare ai compromessi e alle scelte più ardue (cosa facciamo stasera? che film andiamo a vedere? broccoli o spinaci?).
Spesso abbiamo la fortuna di trovarci d'accordo sulla maggior parte delle questioni ma, in caso di preferenze diverse, attuiamo di default un misto di dialogo-negoziazione-voto esplicito.
Fin'ora ha funzionato benino... diciamo che nessuno ha mai tolto il saluto agli altri per una scelta di tovaglia sbagliata (anche se Dami ci è andato molto vicino). 
Questioni lavorative però mi hanno portata a riflettere meglio su questo grande dilemma: metodo della maggioranza o del consenso? Facciamo come al Parlamento, o come all'ONU?
Entrambi presentano lati positivi e negativi.
La votazione per alzata di mano è rapida e precisa, non ammette repliche ed è perfetta nei casi di emergenza (ad esempio: siamo all'ikea da 36 ore, scegliamo il colore di sta cazzo di tovaglia prima di morire per vecchiaia, vi prego!). Se la questione in gioco non è troppo importante non ci sono danni... di solito. Ma quando si prendono decisioni "calde" si rischia di vedere un 2 contro 1 molto poco sportivo. Come nel nostro Parlamento, si rischia di creare alleanze schiaccianti e poco flessibili verso lo schieramento più debole. E anche se il tutto è avvenuto senza accordi e compravendite di voti, la persona in minoranza rischia di percepire il suo parere come poco importante e se ha un carattere orgoglioso è la fine. 
(Inutile dirvi che quella tovaglia ha visto la luce solo dopo luuuuuunghissime trattative di pace e scuse rivolte a Dami per il nostro atto di "forza" sul suo buon gusto).
La ricerca di un consenso unanime e perfetto è però il sogno auspicato nella maggior parte delle discussioni. L'inghippo sta tutto in questo ragionamento diabolico: se vi spiego con calma e serenità il mio punto di vista (il migliore, ovvio) sono certa che magicamente vi troverete d'accordo con me, e prendere la decisione sarà facilissimo. Peccato che anche gli altri spesso ragionino allo stesso modo!   :D
Con lunghi confronti, una buona dose di diplomazia e la capacità di venirsi incontro, il metodo del consenso permette di negoziare le soluzioni migliori, con buona pace di tutti. Ma nelle questioni spinose si rischia di cadere - come all'ONU - in eterne diatribe che sfociano in un vicolo cieco, quando si tira fuori il diritto di veto e si blocca ogni trattativa.
Quindi?
Credo che, come sempre, la soluzione stia nel mezzo. 
Per le "regole di casa", ad esempio, abbiamo cercato il consenso unanime di tutti e tre, perché è importante convivere in libertà e pieno rispetto delle proprie esigenze. Ma per fare cose "necessarie" che a volte detestiamo (spese, lavatrici, tagliare il prato, chiamare la suocera, ecc), pensiamo che la maggioranza vada benissimo! Chi non ha la mente offuscata dalla pigrizia vota contro i poltroni... anche se di solito arriviamo con la casa sommersa dalla polvere, prima di avere almeno due voti favorevoli a pulire! Ma dove possiamo contrattare in modo creativo, ci sbizzarriamo. 
Non siamo d'accordo su quale film vedere? Bene: uno sceglie il genere, il secondo sceglie tre titoli di quel genere, e il terzo sceglie il film tra i tre titoli proposti. Oppure: nessuno vuole cucinare? Si ordina una pizza! (ok, questa era facile)

Insomma, c'è davvero un metodo migliore dell'altro? Forse no, e tutto sommato credo sia vero il detto alleniano "basta che funzioni" (e - aggiungo io - basta che non si creino troppi "musi"!)
 


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